Nel 1982 Carlo Alberto dalla Chiesa, nella sua ultima intervista, disse:

la mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fatto grossi investimenti edilizi o commerciali e magari industriali… mi interessa la rete di controllo che, grazie a quelle case, a quelle imprese a quei commerci, magari passati a mani insospettabili, sta nei punti chiave, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere.

Nel Lazio ci sono 61 cosche stabilmente insediate. I nomi devono risuonare forti. Perche piu si conoscono questi nomi, piu la mafia si indebolisce. Sono i Nicoletti a Roma, i Sarno a Viterbo, i Bardellino a Formia, i Tripodi a Fondi (ricordo a tutti che uomini della potente cosca Tripodi hanno partecipato alla campagna elettorale del candidato Raffaele d’Ambrosio, poi eletto nell’Udc, e nominato vice presidente del Consiglio regionale. L’obiettivo era il tentativo di acquisire appalti pubblici nel Lazio).

Clan sono fortemente radicati ad Aprilia, Ostia, Civitavecchia, Nettuno, Anzio, Frosinone, Minturno, Gaeta. I nomi delle famiglie mafiose sono conosciute da tutti. Il Lazio e’ la seconda regione per ecomafie e reati di usura, e la quarta regione per beni confiscati e per reati di estorsione. Per essere piu’ precisi, sono riscontrati fenomeni di ecomafie nella Valle del Sacco, lo scioglimento del comune di Fondi e il commissariamento di altri comuni sono solo alcuni esempi della presenza delle cosche nella nostra regione. I settori riguardano il ciclo del cemento, ledilizia, gli appalti, lo smaltimento dei rifiuti, gli stabilimenti balenari, il controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti, della prostituzione, e ultimamente il ricco business incontrollato delle sale giochi e delle sale scommesse. Per non parlare delle infiltrazioni e dei legami con la politica, ad ogni livello. Al 1 ottobre 2011 nel Lazio sono complessivamente 517 i beni confiscati alle mafie, di cui 404 immobili e 113 aziende.Questo dato assume un peso importante visto che le aziende sottratte ai boss rappresentano l’8% del totale nazionale, segno che il Lazio è terra di investimenti e riciclaggio.

Questo consiglio regionale ha gia dato un segnale di solidarietà a tutti i magistrati che con il loro impegno ed il loro lavoro portano avanti la battaglia alla mafia ed alla criminalità organizzata. Ma non basta. E nostra convinzione però che le azioni simboliche, per quanto significative, siano del tutto insufficienti a fronte di quanto potremmo fare all’interno di questa istituzione per combattere in maniera fattiva il fenomeno dell’infiltrazione mafiosa che sempre più preme per farsi spazio tra le fessure dell’amministrazione pubblica. Sappiamo ormai per esperienza che la criminalità attraversa più facilmente un tessuto minato dalla corruzione e dalla scarsa trasparenza. Siamo certi che i magistrati italiani si sentirebbero più supportati dalle istituzioni se i vari governatori e legislatori dessero segnali chiari in tal senso, evitando ad esempio nomine ad personam nell’amministrazione pubblica e ricorrendo esclusivamente a bandi pubblici che tengano ben presente la normativa che li regola. Rendendo fruibili ed accessibili a tutti i cittadini gli atti amministrativi troppo spesso insabbiati per nascondere scelte poco comprensibili e di poco senso. La mafia puo’ essere vinta, ma solo se abbiamo il coraggio di tagliare per sempre i collegamenti con la politica e fermiamo le infiltrazioni, come affermava Carlo Alberto Dalla Chiesa, nei grossi investimenti edilizi, commerciali e industriali. E se abbiamo il coraggio, anche nel Lazio, di istituire una commissione speciale di inchiesta per capire la diffusione del fenomeno mafioso, non solo nel litorale romano e nel sud pontino, ma in tutto il territorio regionale. E se abbiamo il coraggio di indagare, ed intervenire, direttamente nei legami fra criminalità, politica ed amministrazione pubblica. Con larticolo 117 della Costituzione il Legislatore ha inteso individuare le materie di esclusiva competenza dello Stato, distinguendole da quelle rientranti nella cosiddetta legislazione concorrente, espressione in virtù della quale spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato. Di conseguenza, rientrando nelle prime le competenze in materia di ordine pubblico e sicurezza ( 2° comma – punto h ), la proposta distituire una commissione regionale dindagine sulla mafia e sulle organizzazioni criminali similari operanti nella regione Lazio potrebbe far sorgere il legittimo dubbio dinterferenza su materia di competenza statale o fare insorgere un automatico conflitto di attribuzioni. A sostegno della legittimità della proposta è quindi opportuno evidenziare una prima motivazione, di natura sostanzialmente empirica: la nostra stessa Carta costituzionale viene ormai costantemente superata dalla cosiddetta ti Costituzione materiale ti che, a parere di molti insigni giuristi, meglio rappresenta il ti Diritto vivente ti. Onde, ferma restando la necessaria prudenza legislativa, una spinta decisiva verso un aggiornamento e adeguamento della Carta può essere dato proprio dallattività regionale, anche in considerazione del ruolo sempre più marcato che vieppiù vanno assumendo le Regioni medesime, che pertanto, proprio in ordine ai temi della sicurezza e dellordine pubblico non può più limitarsi ad un antistorico e anacronistico atteggiamento burocraticamente passivo. La seconda motivazione non avrebbe bisogno di essere evidenziata. Il Lazio sta vivendo con inquietudine ed apprensione la recrudescenza di fenomeni criminosi che, ove non contrastati tempestivamente ed energicamente, potrebbero ricondurre alcune sue specifiche province alle esperienze devastanti di in un non lontano passato. Non è questa la sede per ricordare gli ultimi episodi di cronaca che hanno sconvolto, oltre che il Lazio, lItalia intera. CosÌ come non è questa la sede per evidenziare come anche gli ultimi collaboratori di giustizia hanno tracciato una geografia della criminalità laziale tale da smentire le tesi più ottimistiche che lavevano data per decapitata molto prematuramente. E invece la sede per dire con forza che, a fronte di una situazione sempre più allarmante, sotto laspetto politico-istituzionale la lettura che ne è stata data è apparsa inadeguata e caratterizzata da gravi e intollerabili ritardi. E quindi necessario risvegliare una sopita sensibilità al tema dell ordine e della sicurezza pubblica al fine di migliorare le azioni di contrasto, anche incidendo sul quel fattore culturale molto spesso chiamato in causa quando, molto opportunamente, è stato paventato il rischio che la criminalità organizzata potesse addirittura conquistare il cosiddetto /I consenso sociale /I. La Regione Lazio, quindi, con !istituzione della commissione speciale di inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nel territorio regionale, può contribuire a meglio fotografare un fenomeno caratterizzato da molteplici articolazioni e da mille volti: dal racket delle estorsioni, a quello della tratta degli immigrati; dallassalto ai furgoni portavalori milionari, a quello delle intimidazioni ai presidenti delle associazioni antiracket e ai sindaci; da quello che cerca dinsinuarsi nel cuore delle Istituzioni ( non necessariamente politiche), a quello che le devasta soprattutto quando esse ( le Istituzioni, e quelle scolastiche in particolare) sono portatrici di un carico simbologico ed etico di primaria rilevanza. Pertanto, se il Consiglio regionale approverà la presente Proposta di Legge, la Commissione regionale Antimafia potrà svolgere il suo ruolo attivando specifiche indagini conoscitive sul livello di penetrazione della criminalità ( e della illegalità) allinterno del territorio regionale. Indagherà sulla sua consistenza, sulle specificità, sui fattori che la determinano, nonché sui più appropriati strumenti ( legislativi) di contrasto. A tal fine, la Commissione potrà audire presso la Regione Lazio – previo loro assenso e relativa intesa – Prefetti, Questori, Forze dellOrdine, Magistrati, Associazioni, Funzionari pubblici, rappresentanti del mondo della Scuola, del Sindacato e dellinformazione. Potrà, altresì – ove autorizzata dallUfficio di Presidenza del Consiglio regionale – disporre sopralluoghi. Di tale attività sarà predisposta idonea relazione che semestralmente dovrà essere presentata al Consiglio regionale e inoltrata alla Commissione Parlamentare Antimafia, organismo con cui la Commissione regionale potrà condividere e concordare specifiche iniziative – See more at: https://192.168.254.129/lf/committee/view_step5.html#sthash.DVuKwUMV.KhICbaaL.dpuf